Hanno suscitato grande scalpore due recenti provvedimenti del Tribunale di Milano che hanno coinvolto due importanti aziende del settore dell’alta moda in merito alla responsabilità di quest’ultime nel selezionare i propri fornitori. Si tratta del decreto del 15 gennaio e del 3 aprile 2024.

Nello specifico, con il secondo decreto è stata disposta l’applicazione della misura dell’amministrazione giudiziaria a seguito di presunte ipotesi di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro che hanno interessato alcuni fornitori dell’azienda stessa. Dalle indagini è emerso che la casa di moda affidava tramite contratto d’appalto l’intera produzione a società committenti terze, le quali si occupavano solo della campionatura del materiale, esternalizzando totalmente la produzione dell’intera linea a fabbriche cinesi, le quali abbattevano i costi di produzione grazie all’impiego di manodopera irregolare e clandestina. Quanto è emerso è che i lavoratori cinesi lavoravano in media dieci ore al giorno per sei giorni a settimana, con una scarsa ed inadeguata retribuzione, e dormivano in un locale abusivamente realizzato all’interno del capannone. In aggiunta, i dispositivi di sicurezza sulle attrezzature erano stati rimossi, così da velocizzare la produzione ed evitare fermi macchina.

La società committente, pur non avendo partecipato in modo diretto alla commissione del reato, non ha mai effettivamente verificato la capacità imprenditoriale delle società appaltatrici, contribuendo così ad alimentare il sistema illegale di sfruttamento dei lavoratori.

Il Tribunale ha quindi affidato all’amministratore giudiziario il compito di analizzare i rapporti contrattuali in essere con i fornitori e, soprattutto, di adottare un modello organizzativo e di gestione (MOG) ex D.Lgs 231/2001, idoneo a prevenire il reato previsto dall’articolo 603-bis del Codice penale e a rafforzare i presidi di controllo interno e verifica dei fornitori.

COSA DOVREBBE PREVEDERE IL MOG EX D.LGS 231/01?

  • L’acquisizione di specifiche autodichiarazioni da parte del fornitore attestanti il rispetto della normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro, nonché del DURC in corso di validità;
  • La richiesta di una scheda, sottoscritta dal fornitore, indicante il numero di lavoratori impiegati nella produzione, il loro inquadramento, i tempi di lavorazione previsti, le attrezzatture da utilizzare e le modalità di lavorazione;
  • Il richiamo, nell’ambito del contratto di appalto stipulato, al Codice Etico e al MOG, con irrogazione di sanzioni al fornitore nel caso di violazione delle procedure stabilite;
  • La richiesta al fornitore di una dichiarazione attestante l’impegno alla verifica delle condizioni di lavoro presso i subappaltatori, ove presenti;
  • L’introduzione di clausole contrattuali volte a riconoscere la possibilità di effettuare audit periodici presso la sede del fornitore, al fine di verificare in modo concreto le condizioni dei lavoratori.

Nel mercato attuale, in cui i consumatori sono sempre più attenti all’eticità e alla responsabilità sociale ed ambientale delle aziende a cui si rivolgono, la scelta da parte di quest’ultime di affidarsi a fornitori e partner affidabili, attenti e virtuosi rappresenta un vero e proprio fattore strategico.

Ancora una volta l’adozione di un Modello ex D.lgs 231/2001 risulta uno strumento efficace finalizzato a tutelare le aziende appaltatrici per reati commessi dai propri fornitori o subappaltatori.

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