La “teoria del segnale” (Signaling Theory) elaborata da Michael Spance e premiata con il “Nobel” nel 2001 ha dimostrato un concetto molto importante quando si parla di assunzioni.

Michael Spance nella sua tesi parte da un punto importante: le persone nel momento in cui prendono una decisione affrontano un “trade-off”.

Per “trade-off” si intende il fatto di prendere una decisione e conseguentemente rinunciare a tutte le alternative non scelte.

In questo caso nella sua tesi il trade-off riguarda la scelta di affrontare un percorso di studi e quindi scartare tutte le opzioni alternative (lavoro ecc..).

Da questo concetto capiamo come la decisione di affrontare un lungo percorso di studi (e la conseguente esclusione delle alternative) sia presa solo se il “guadagno” (titolo di studio, conoscenze ecc..) è maggiore rispetto al “costo” (economico, temporale, impegno ecc..).

In poche parole: I benefici devono essere superiori ai costi.       

                                                                                                                                

La tesi di Michael Spance ci mostra che più è lungo il percorso di studi affrontato dalla persona, minore sarà stata la difficoltà relativa nell’affrontarlo. Ad esempio una persona che acquisisce una laurea triennale, una laurea magistrale e un dottorato molto probabilmente vede lo studio affrontato come meno dispendioso in termini di energie, fatica e risorse rispetto ad una persona che decide di non frequentare l’Università (per la quale i costi erano superiori ai benefici).

Questo dispendio inferiore di risorse (tempo, fatica, denaro ecc..) nella tesi viene dimostrato essere frutto di una maggiore abilità nell’apprendimento e conseguenza di ciò è una maggiore produttività dell’individuo che affronta un percorso di studi più lungo.

In conclusione la “Teoria del Segnale” ci può aiutare nelle situazioni di selezione di un candidato perché ci mostra come un maggiore numero di anni di studio sia spesso direttamente proporzionale ad una maggiore produttività nello studio come nel lavoro.

La teoria può quindi risultare molto utile perché ci permette di avere una buona predittività di quella che sarà la produttività del candidato.

Tutto questo va però inserito nel giusto contesto, molte volte infatti è la persona che fa la differenza. L’individuo nella sua unicità e personalità possiede caratteristiche ben più importanti del solo percorso di studi. Sappiamo tutti come una forte motivazione, ambizione, disciplina o passione possano fare la differenza a livello personale come in ambito lavorativo contribuendo in modo sostanziale a crescita e prosperità aziendale.

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