BANDO ISI INAIL INCENTIVI PER LA SICUREZZA: SAFETY = SAVING MONEY

BANDO ISI INAIL

INCENTIVI PER LA SICUREZZA: SAFETY = SAVING MONEY

Pubblicato da INAIL il Bando ISI.

Sono previsti finanziamenti alle imprese che realizzano progetti per il miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, stanziando € 36.511.373,00 per la Regione Lombardia, € 19.425.910,00 per il Piemonte e € 2.553761,00 per la Prov. autonoma di Trento. L’incentivo, è costituito da un contributo a fondo perduto pari al 65% dei costi sostenuti per interventi quali:

 – l’adozione di Sistemi di Gestione della Sicurezza e Salute sul Lavoro (SGSL) non certificato e conforme alla UNI ISO 45001:2018;

– l’ottenimento della certificazione UNI ISO 45001:2018, ricomprendendo sia i costi di consulenza che quelli dell’organismo di certificazione;

– Adozione di Modelli Organizzativi e Gestionali ex D.lgs. 231/01 conformi all’art. 30 del D.lgs. 81/2008 e s.m.i. e anche secondo le procedure semplificate di cui al DM 13/2/2014;

– Adozione di un Sistema di Responsabilità Sociale certificato SA 8000.

TERMINI DI PRESENTAZIONE

Si segnala che dal 16 Aprile al 29 Maggio 2020 sarà possibile accedere alla procedura informatica e compilare la domanda di partecipazione online.

Studio Amorini S.a.s. è a disposizione per assistervi in tutte le fasi del progetto: studio fattibilità, presentazione della domanda, realizzazione dei progetti indicati e rendicontazione finale.

D.Lgs 5 dicembre 2019, n. 163: DISCIPLINA SANZIONATORIA PER LA VIOLAZIONE NORMATIVA SUI GAS FLUORURATI A EFFETTO SERRA.

D.Lgs 5 dicembre 2019, n. 163:

DISCIPLINA SANZIONATORIA PER LA VIOLAZIONE NORMATIVA SUI GAS FLUORURATI A EFFETTO SERRA.

Dal 17 gennaio 2020 è in vigore il D.Lgs 5 dicembre 2019, n. 163, recante “Disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni di cui al regolamento (UE) n. 517/2014 sui gas fluorurati a effetto serra e che abroga il regolamento (CE) n. 842/2006”, con conseguente abrogazione del D.Lgs 5 marzo 2013, n. 26.

Tra le sanzioni previste segnaliamo:

  1. L’articolo 8 stabilisce che le persone fisiche e le imprese che svolgono le attività senza essere in possesso del pertinente certificato o attestato sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000,00 euro a 100.000,00 euro.
  2. L’articolo 6 stabilisce che le imprese certificate o, nel caso di imprese non soggette all’obbligo di certificazione, le persone fisiche certificate che non inseriscono nella Banca Dati di cui all’articolo 16 del decreto del Presidente della Repubblica n. 146 del 2018 le informazioni previste, entro trenta giorni dalla data dell’intervento, sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000,00 euro a 15.000,00 euro.

L’attività di accertamento al fine dell’irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie è svolta dal Commando dei carabinieri per la tutela dell’ambiente (CCTA), ARPA, ISPRA e Polizia Giudiziaria.

Ricordiamo che per l’ottenimento della certificazione occorre ottemperare a quanto previsto dalla normativa vigente implementando un corretto sistema di gestione.

Studio Amorini, con il suo team di consulenti qualificati, è disponibile per attività di check up volte al controllo della gestione documentale del vostro sistema FGas e a seguirvi nell’aggiornamento/revisione dello stesso.

IL NUOVO ART 25 – QUINQUIESDECIES “REATI TRIBUTARI” INTRODOTTI NEL D.LGS 231/2001

IL NUOVO ART 25 – QUINQUIESDECIES “REATI TRIBUTARI” INTRODOTTI NEL D.LGS 231/2001

A partire dal 25 dicembre 2019 la legge di conversione del 19 dicembre 2019 n. 157 è entrata in vigore convertendo il D.l. 124/157 emanato il 26 ottobre 2019. Tale Legge interviene sulla disciplina del D.LGS 231/01 ampliando il novero dei reati presupposto introducendo l’art. 25 – QUINQUIESDECIES “REATI TRIBUTARI”.  Inizialmente l’articolo in questione doveva riguardare solo la fattispecie “Dichiarazione fraudolenta mediante l’utilizzo di fatture o altri documenti inesistenti ex art. 2 D. Lgs. 74/2000” mentre con il nuovo provvedimento sono inclusi tutti i delitti fiscali, ossia:

– La dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (anche inferiori 100.000,00€);

– La dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici;

– L’emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti;

– L’occultamento o distribuzione di documenti contabilità;

– La sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Per la commissione di tali delitti è prevista sia l’applicazione delle sanzioni pecuniarie, per un importo compreso tra le 400 e le 500 quote (il valore di ogni quota varia da un minimo di € 258 ad un massimo di € 1.549), sia l’applicazione delle pericolosissime sanzioni interdittive che vanno ad incidere sulla operatività aziendale (divieto di contrattare con la PA, esclusione da agevolazioni e finanziamenti, divieto di pubblicizzare beni e servizi, ecc.). Se dalla realizzazione di tale reato è stato conseguito un profitto di rilevante entità, la sanzione pecuniaria sarà incrementata di un terzo.

L’introduzione dei Reati Tributari comporta, per le aziende dotate di un Modello Organizzativo di Gestione e Controllo (MOGC) ex D. Lgs. 231/01, la necessità di intervenire aggiornando il MOGC e, per quelle che ancora non hanno provveduto, di valutarne seriamente l’introduzione ai fini di una maggiore tutela del proprio patrimonio e degli stakeholder.

In questa fase di adeguamento risulta prioritario che le aziende si concentrino soprattutto sulla revisione del MOGC nella sezione dedicata alla descrizione dei reati applicabili, alla Valutazione del Rischio e all’aggiornamento del proprio Sistema di Controllo interno finalizzato ad impedire la commissione di tali reati.

Studio Amorini si rende disponibile per eventuali approfondimenti e per supportarvi nelle attività di aggiornamento

IL RUOLO DEI SISTEMI DI GESTIONE NELLA PREVENZIONE DELLA CRISI D’IMPRESA

IL RUOLO DEI SISTEMI DI GESTIONE NELLA PREVENZIONE DELLA CRISI D’IMPRESA

Il nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 14 febbraio 2019 entrerà in vigore 18 mesi dopo la sua divulgazione, ossia ad agosto 2020, secondo quanto previsto dall’art. 389 del D. Lgs. n° 14 del 12 gennaio 2019. Sempre nell’articolo appena menzionato, ma nel suo 2° comma, vengono poi elencate delle eccezioni che sono entrate in vigore 30 giorni dopo la pubblicazione tra cui rientrano gli articoli: 377 “Assetti organizzativi societari”, 378 “Responsabilità degli amministratori”, 379 “Nomina degli Organi di controllo”. In via generale la disciplina in questione prevede delle variazioni nella gestione giudiziale della crisi d’impresa (ad es. eliminazione del termine fallimento) e una serie di adempimenti finalizzati a valutare l’andamento della gestione, l’adeguatezza dell’assetto organizzativo dell’impresa e l’equilibrio economico-finanziario.

Nello specifico l’art. 379, com.1, prevede obbligatoriamente la nomina di un organo di controllo o del revisore se l’azienda:

 – E’ tenuta alla redazione del bilancio consolidato;

 – Controlla una società  obbligata alla revisione legale dei conti;

 – Ha superato per due esercizi consecutivi almeno uno dei seguenti limiti:

– il totale dell’attivo dello stato patrimoniale è maggiore di 2 milioni di euro;

– i ricavi delle vendite e delle prestazioni superano i 2 milioni di euro;

– i dipendenti occupati in media durante l’esercizio superano le 10 unità.

Nel terzo comma, però, viene specificata l’eccezione per le Società a Responsabilità Limitata e Società Cooperative che dovranno provvedere a nominare l’organo di controllo o il revisore e, se necessario, modificare lo statuto entro il 16 dicembre 2019; scaduto tale termine le aziende non ancora adeguate rischieranno sanzioni che secondo l’art. 2631 del c.c. vanno da € 1.032 a € 6.179In ogni caso l’obbligo cessa quando almeno per tre esercizi consecutivi non viene superato alcuno dei predetti limiti.

L’organo di controllo, interno o esterno, dovrà effettuare monitoraggi con cadenza trimestrale in modo da verificare periodicamente gli indicatori che potrebbero portare ad un’eventuale crisi aziendale. L’articolo 14 del codice della crisi d’impresa dispone che gli Organi di controllo societari, il revisore contabile e la società di revisione, hanno l’obbligo di:

  Verificare se l’assetto organizzativo dell’impresa è adeguato;

 – Se sussiste l’equilibrio economico finanziari;

 – Segnalare immediatamente all’organo amministrativo l’esistenza di fondati indizi della crisi.

Il Significato di “assetto organizzativo adeguato” è da rintracciare nell’articolo 2089 del codice civile rubricato “gestione dell’impresa”, dove, nel secondo comma viene definito che l’imprenditore ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa.

 Verificare l’adeguatezza del proprio assetto organizzativo significa definire:

 1. Ruoli, responsabilità, funzioni e processi;

 2. Un sistema di governance e di conformità (compliance normativa);

 3. Un sistema contabile costantemente aggiornato e controllato

Assetto organizzativo adeguato significa avere una STRUTTURA ORGANIZZATIVA ed un SISTEMA DI CONTROLLO INTERNO efficaci utilizzando gli strumenti tipici dei SISTEMI DI GESTIONE, quali:

 – l’Analisi del Contesto (ossia avere ben chiaro l’attività realizzata e i competitors);

 – La Mappatura dei processi e delle attività;

 – La definizione ed il monitoraggio continuo di obiettivi ed indicatori per ogni processo;

 – La Valutazione del Rischio associata ad ogni processo e obiettivo.

Il concetto di adeguatezza comporta quindi la necessità di inserire un nuovo attore nell’impresa (troppo spesso sottovalutato): IL RISCHIO nelle sue declinazioni: strategico, operativo, di mercato, finanziario, di liquidità, legale e di compliance, di mancata attivazione del sistema di allerta della crisi etc. Di fatto l’ANALISI DEL RISCHIO permette all’azienda di PREVENIRE ed ANTICIPARE quelle che possono essere le CAUSE che possono generare effetti negativi sul proprio andamento.

Analizzando tali aspetti risulta evidente che l’attività di controllo può essere facilitata e supportata sia dal Modello ex D. Lgs. 231/01 (Modello di Organizzazione Gestione e Controllo), ma anche e soprattutto dall’implementazione di Sistemi di Gestione che, proprio per loro natura, risultano essere strumenti idonei ad individuare le possibili minacce e relativi trattamenti, realizzando così un approccio preventivo alla crisi d’impresa.

Per informazioni ed approfondimenti potete contattarci telefonicamente al numero 0364.538077 o scrivendo a info@studioamorini.it

CORSO DI FORMAZIONE RISK & COMPLIANCE: Il Reg. UE 2016/679 e MOGC ex D.LGS 231/2001

CORSO DI FORMAZIONE

 RISK & COMPLIANCE

 Il Reg. UE 2016/679 relativo al trattamento dei dati personali

&

il Modello di Organizzazione Gestione e Controllo ex D.LGS 231/2001

Il 6 novembre 2019 Studio Amorini ha erogato un corso di formazione presso la sede di Comunità Montana di Valle Camonica a Breno ai dipendenti dell’Azienda Territoriale per i Servizi alla Persona.

L’incontro è stato suddiviso in due momenti: nella prima parte sono stati affrontati gli aspetti fondamentali del Reg. UE 2016/679 relativo alla protezione dei dati personali; in particolare:

  • I principi generali per la tutela dei dati personali;
  • Le principali novità introdotte;
  • Il sistema sanzionatorio;
  • Informativa e consenso;
  • Policy privacy da seguire ai fini della tutela dei dati;
  • Le misure di sicurezza tecniche e organizzative;
  • La valutazione del rischio e la valutazione d’impatto.

Nella seconda parte è stato trattato il Modello di Organizzazione Gestione e Controllo ex D.Lgs 231/01, nello specifico:

  • Reati presupposto del D.Lgs 231/01;
  • Sanzioni previste dal Decreto;
  • Struttura e composizione del MOGC ex D.Lgs 231/01;
  • Come realizzare l’efficacia esimente nella propria organizzazione.

I docenti, consulenti qualificati Studio Amorini, hanno trasmesso ai partecipanti nozioni e strumenti operativi finalizzati a tutelare l’azienda da potenziali rischi in materia di privacy e 231.

I presenti si sono dimostrati partecipativi e interessati agli argomenti affrontati, sono infatti emersi diversi spunti di riflessione volti al miglioramento aziendale.

Il coinvolgimento e l’interesse dimostrato sono per Studio Amorini fonte di stimolo per continuare a soddisfare sempre di più, con la propria attività formativa, le richieste espresse dalle aziende presenti sul territorio.

 

PRIVACY: COME E QUANDO TRATTARE I DATI DEI DIPENDENTI

PRIVACY: COME E QUANDO TRATTARE I DATI DEI DIPENDENTI

Il Garante della Privacy ha emesso un provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 176 del 26 luglio 2019, che di fatto afferma l’idoneità del trattamento dei dati, personali identificativi e categorie particolari di dati (es. dati sanitari, dati giudiziari, origine etnica, orientamento sessuale etc.), da parte dell’azienda per quanto riguarda i rapporti di lavoro. Il provvedimento specifica che i dati potranno essere utilizzati esclusivamente per le finalità per cui sono stati raccolti e definisce le limitazioni al trattamento da applicare rispetto alle diverse fasi del rapporto lavorativo in cui ci si trova:

 – Fase pre-assuntiva: i dati dovranno riguardare solo informazioni riguardanti aspetti finalizzati all’assunzione quindi non le categorie particolari di dati, ma generalmente quanto indicato nel Curriculum Vitae;

 – Fase si selezione: i dati genetici non possono essere trattati al fine di stabilire l’idoneità del candidato, neppure con il consenso dell’interessato;

 – Fase di svolgimento del rapporto: i dati particolari genetici trattati non possono essere determinanti nella valutazione delle capacità lavorative;

 – Aspetti sindacali: i dati riguardanti l’appartenenza sindacale possono essere usati solo per concedere permessi, esercitare diritti sindacali etc.

Ne consegue che le aziende devono prestare attenzione al trattamento di tali dati in funzione della fase in cui stanno operando e, in ogni caso, attraverso apposita informativa, comunicare ai soggetti interessati che i loro dati verranno trattati (ad es. registrati, conservati, comunicati etc.) solo per le finalità indicate nell’informativa stessa. È utile ricordare che le limitazioni al trattamento dei dati di cui si viene a conoscenza nella fase di colloquio/assunzione definite e imposte dal Garante della Privacy, richiamano alcuni dei criteri di valutazione che, dal legislatore, vengono esclusi per evitare prassi aziendali discriminatorie.

Inoltre è bene tenere presente che, anche le comunicazioni interne giocano un ruolo fondamentale per la gestione dei dati personali e delle categorie particolari di dati perciò sarà opportuno:

  che le comunicazioni elettroniche siano effettuate in modo individuale;

  che le comunicazioni cartacee siano trasmesse in busta chiusa:

 – che le comunicazioni riguardanti dati di colleghi, trasmessi per questioni organizzative, non riportino le causali delle assenze, in modo che nessuno possa risalire a categorie particolari di dati dell’interessato.

Infine è sempre molto utile ricordare che:

Il CV non può essere trattato se non riporta apposita dicitura, riportata dall’interessato e relativa all’autorizzazione al trattamento dei dati secondo quanto prescritto dal REG. UE 679/2016;

  Per il trattamento dei dati personali e delle categorie particolari di dati finalizzati all’instaurazione del rapporto di lavoro non è necessario richiedere il consenso;

 – Se si prevede di trasmettere il CV del candidato ad altre aziende, anche se per favorire il suo inserimento nel mondo del lavoro, è sempre necessario richiedere il consenso all’interessato stesso.

Cassazione Penale, sentenza n. 29538 del 8 luglio 2019 – Infortunio mortale in un impianto di verniciatura.

Cassazione Penale, sentenza n. 29538 del 8 luglio 2019 – Infortunio mortale in un impianto di verniciatura.

Inefficiente attuazione del Modello Organizzativo (D.Lgs 231/01) e del SGSSL.

Studio Amorini vi propone una breve riflessione in merito alla sentenza di cui sopra, relativa ad un infortunio mortale accaduto presso il reparto verniciatura di un’azienda di Cremona nel Giugno del 2014, il cui iter giudiziario è giunto in Appello nelle scorse settimane.

Gli imputati, assolti in Primo Grado, sono stati condannati in appello. In particolare al Datore di Lavoro sono state contestate tre distinte violazioni:

– 71 co. 1. D.Lgs. 81/08, per avere fornito, sulla linea di verniciatura, protezioni fisse non conformi a quelle previste dalle norme vigenti;

– 71 co. 4 lett. a), punto 1. stesso decreto, per aver consentito, durante il movimento della linea di verniciatura, lo smontaggio delle protezioni fisse e l’accesso all’interno delle zone pericolose (addebito conformemente escluso dal giudice dell’appello che ha ritenuto non adeguatamente dimostrata la consapevolezza in capo all’A.D. dell’esistenza di tale prassi non conforme);

– 28 co. 2 lett. bl. D.Lgs. 81/08. per non avere adottato idonee procedure di lavoro riportanti rischi e relative misure di prevenzione ai fini dello svolgimento in sicurezza delle operazioni di ricerca dei difetti della verniciatura del nastro.

Inoltre, per l’illecito amministrativo contestato ai sensi degli artt. 5, 6, 7 e 21 septies co. 2, D.Lgs. 231/2001 e l’ha condannato alla sanzione pecuniaria di euro 54.000,00.

Considerazioni della Corte di Cassazione.

1- Le norme prevenzionistiche sono intese a tutelare non solo il lavoratore inesperto, distratto o stanco, ma anche quello esperto. Infatti, il lavoratore esperto – assuefatto al pericolo – coscientemente e volontariamente, confidando sulle sue capacità, abilità ed esperienza, pone in essere comportamenti funzionali alle mansioni affidategli, al procedimento lavorativo e alle direttive organizzative ricevute, magari per migliorare l’attività, per non interrompere la lavorazione in corso, per velocizzare il lavoro, aiutare un collega o per altri motivi verificabili in concreto. Pertanto, l’operatività dei sistemi di protezione deve risultare vincolante per il lavoratore. Ad esempio la rimozione delle protezioni dei macchinari non dev’essere consentita in modo semplice e immediato, ma una scelta ponderata, discussa ed attuata attraverso l’adozione di altre misure di sicurezza.

2- La preventiva adozione di una Procedura o Istruzione operativa Specifica, redatta secondo una cosciente Analisi dei Rischi (rif. DVR) sarebbe stata idonea a scongiurare l’evento e ad impedire il comportamento di accesso all’area di rischio con gli organi della macchina in movimento.

3- Sul Modello organizzativo l’attenzione del giudice si è focalizzata sull’inefficace attuazione del modello ex D.Lgs 231/01 adottato, sia con riferimento alla mancata previsione di istruzioni operative per l’attività di rilevamento dei difetti sopra descritta; che riguardo all’attività di monitoraggio, anch’essa inadeguata rispetto ai ritardi nell’esecuzione delle attività previste dall’action plan (in particolare nella redazione delle procedure per effettuare i controlli, poiché l’avvio delle attività di verifica in materia di salute e sicurezza era stata pianificata per il febbraio 2015 , 8 mesi dopo l’evento).

Ripercorrendo brevemente le Considerazioni di cui sopra, viene spontaneo sottolineare quanto l’adozione di un Modello Organizzativo ai sensi del D.Lgs 231/01 (o MOGC) sia sì importante, ma fondamentale è dimostrarne l’efficacia, pianificando ed attuando attività di controllo sui processi aziendali maggiormente rischiosi.

Inoltre l’adozione di procedure specifiche legate ai processi operativi e correlati all’Analisi dei Rischi sulla Sicurezza sul Lavoro, ispirate dalla norma OHSAS 18001, oggi UNI ISO 45001, rappresentano uno strumento essenziale per tutelare l’azienda ed i lavoratori, infatti la terza violazione contestata dai giudici riguarda proprio la definizione di procedure specifiche per la riduzione del rischio durante l’attività lavorativa.

Per rendere veramente efficace la prevenzione, le procedure devono essere condivise con i lavoratori e vigilare sul rispetto delle stesse.

Modelli 231 efficaci significa tutelarsi

Sottolineiamo che per dimostrare un Modello Organizzativo ex D.lgs 231/2001 efficace, in particolare, nelle parti inerenti al Sistema di Gestione Salute e Sicurezza (anche non certificato) è necessario: definire procedure pragmatiche, formare il personale, monitorarne l’attuazione ed intraprendere, se necessario, azioni correttive e di miglioramento; l’Organismo di Vigilanza ha in compito, in questo senso, di vigilare sulla efficace attuazione del Modello nel suo complesso.

Per ulteriori informazioni potete contattarci al numero 0364 538077 o scrivendo a info@studioamorini.it

SCONTO INAIL con modello OT 23 (2020)

SCONTO INAIL con modello OT 23 (2020)

Quest’anno l’INAIL ha pubblicato il nuovo Modello OT/23, che sostituisce il precedente Modello OT/24, rivolto a tutte le aziende, comprese quelle operative da solo un biennio, che hanno adottato nell’anno 2019 interventi migliorativi per le condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro in aggiunta a quelli minimi previsti dalla normativa (D.Lgs 81/2008).

I TASSI

La differenza sostanziale rispetto ai modelli precedenti risulta essere la misura della riduzione del tasso:

  • Nei primi due anni di attività della PAT (Posizione Assicurativa Territoriale) la riduzione è in misura fissa pari all’8%;
  • Dopo il primo biennio di attività della PAT, la riduzione non è modificata e rimane dal 28% al 5% in relazione al numero di lavoratori-anno del triennio della medesima PAT; nello specifico:

APPLICABILITÀ

La riduzione, riconosciuta a tutte le imprese, ha effetto per l’anno 2020 ed è applicata in sede di regolazione del premio assicurativo dovuto per lo stesso anno.

MODALITÀ DI ACCESSO ALLA RIDUZIONE

Per poter accedere alla riduzione è necessario aver effettuato gli interventi indicati nel modello OT 23 (scaricabile sul sito INAIL) tali che la somma dei loro punteggi sia pari/superiore a 100.

Le aziende che, nel corso del 2019, hanno semplicemente curato l’esatto adempimento degli obblighi di legge previsti dal D.Lgs 81/08, pur essendo perfettamente in regola, non hanno la possibilità di richiedere la riduzione del premio INAIL.

Le aziende che hanno investito nella sicurezza del lavoro, elevando il livello di prevenzione ben oltre il minimo di legge, possono richiedere lo sconto (sempre che gli interventi totalizzino un punteggio pari/superiore a 100).

Per le ragioni anzidette occorre valutare bene se effettuare la richiesta in quanto questa comporta la concreta possibilità di essere sottoposti a verifica ispettiva in relazione a quanto dichiarato.

I SISTEMI DI GESTIONE PREMIANTI

A-1 Sistemi di Gestione per la Sicurezza certificati secondo la norma OHSAS 18001 o UNI ISO 45001:2018;
A-3 Sistemi di Gestione per la Sicurezza NON certificati secondo la norma OHSAS 18001 o UNI ISO 45001:2018;
A-4 Modello organizzativo e gestionale di cui all’art. 30 del D. Lgs. 81/08 secondo le procedure semplificate di cui al D.M. 13/02/2014;
B-5 Modelli di Responsabilità Sociale basati sulla UNI ISO 26000:2010, Sistemi di Gestione della SSL (OHSAS 18001, UNI ISO 45001 e Linee Guida UNI INAIL).

Altri interventi che contribuiscono all’ottenimento della riduzione del premio annuo INAIL:
A-9 Sistema di Responsabilità Sociale certificato secondo la norma SA 8000 (70 punti);
C-4 Procedure per la gestione dei quasi infortuni (Da 30 a 60 punti);
C-5 Procedure per la selezione dei fornitori con criteri sulla salute e sicurezza (80 punti);
C-6 Procedure pe la gestione dei quasi infortuni degli appaltatori e dei subappaltatori all’interno dei luoghi di lavoro su cui l’azienda stessa ha disponibilità giuridica (Da 30 a 50 punti);
C-7 Procedure per la verifica dell’efficacia della formazione in materia di salute e sicurezza (50 punti).

TERMINE DI PRESENTAZIONE

Il modello OT 23 deve essere presentato ad INAIL entro il 29 febbraio 2020, unitamente alla documentazione probante richiesta dall’Istituto.

AVVERTENZA

Ribadiamo che tutti gli interventi devono essere adottati entro il 31/12/2019, pertanto invitiamo le aziende interessate ad attivarsi fin da subito nella loro attuazione.

LA RIFORMA DEL TERZO SETTORE E LE NOVITA’ INTRODOTTE IN MATERIA DI CONTROLLI

LA RIFORMA DEL TERZO SETTORE E LE NOVITA’ INTRODOTTE IN MATERIA DI CONTROLLI.

Il Terzo Settore è al centro di un’importante riforma avviata con il D. Lgs. 117/2017, anche detto Codice del Terzo Settore. Tra le numerose novità apportate rientrano i controlli, a cui sono stati dedicati l’art. 30 – Organo di Controllo – e il Titolo XI del Codice in questione (artt. dal 90 al 97 compresi).

In primis l’articolo 30: prevede l’istituzione di un organo di controllo, monocratico o collegiale, per tutti gli enti che superino i seguenti limiti: a) € 110.000,00 quale totale dell’attivo dello stato patrimoniale; b) € 220.000,00 di ricavi, rendite, proventi entrate comunque denominate; c) 5 Unità di dipendenti occupati in media durante l’esercizio. I componenti dell’organo di controllo devono essere individuati secondo quanto disciplinato dall’articolo 2397 c.c.; rispettare i canoni di compatibilità ed ineleggibilità delineati dall’art. 2399 c.c. e possono in qualunque momento svolgere attività ispettive e di controllo. Nello specifico l’articolo in questione indica le aree soggette a verifica da parte dell’Organo di Controllo:

  • Osservanza della Legge, dello Statuto e rispetto dei Principi di Corretta Amministrazione;
  • Attività di Organismo di Vigilanza ai sensi del D. Lgs. 231/2001;
  • Adeguatezza del sistema organizzativo, amministrativo e contabile, nonché sul suo concreto funzionamento.

L’organo di controllo effettua anche il controllo contabile qualora non sia stato nominato un soggetto incaricato della revisione legale dei conti o nel caso un suo componente sia un revisore legale dei conti. Esso ha inoltre compiti di monitoraggio dell’osservanza delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e attesta che il bilancio sociale venga redatto secondo le linee guida del codice in questione (art.14).

Nel concreto siamo di fronte ad una prima fase di autocontrollo.

In secondo luogo vengono aggiunte due nuove forme di controllo esterne delineate dagli articoli 93 e 97 del Codice del Terzo Settore. L’articolo 93 riguarda tutti quei controlli che vengono realizzati per accertare: a) la sussistenza e permanenza dei requisiti necessari per l’iscrizione al Registro Nazionale del Terzo Settore; b) il perseguimento delle finalità civiche; c) l’adempimento degli obblighi derivanti dall’iscrizione al Registro Nazionale; d) il diritto di avvalersi di benefici fiscali e del 5 per mille; e) il corretto adempimento delle risorse pubbliche finanziarie. Tali attività di controllo vengono effettuate dall’ufficio del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore territorialmente Competente. Invece, l’articolo 97 si occupa di disciplinare le Vigilanze esercitate dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Tali ispezioni sono finalizzate alla verifica del funzionamento del sistema del Terzo Settore e saranno realizzate attraverso un sistema di comunicazione con le Regioni che entro il 15 marzo di ogni anno dovranno indirizzare al Ministero una relazione in cui vengono rendicontate le iscrizioni al Registro Unico Nazionale.

In conclusione il sistema predisposto si fonda su una tripartizione degli accertamenti, in cui gli ETS vengono responsabilizzati attraverso l’introduzione di Organi di Controllo interno.

Appare inoltre evidente una certa sovrapposizione con altre figure di controllo già presenti in diversi enti (quali ad esempio l’Organismo di Vigilanza ex D. Lgs. 231/2001 ed il revisore legale dei conti) che, in ottica di razionalizzazione delle risorse, potrebbero svolgere anche il ruolo di Organo di Controllo previsto dalla normativa.

 

Studio Amorini mette a disposizione la propria competenza e professionalità per affiancare le organizzazioni ad ottemperare a quanto previsto dalla Riforma del Terzo Settore.

 

Per informazioni o approfondimenti potete contattarci al numero 0364.538077 o all’indirizzo mail: info@studioamorini.it

TRATTAMENTO DEI DATI IN AMBITO SANITARIO: LE PRECISAZIONI DEL GARANTE!

TRATTAMENTO DEI DATI IN AMBITO SANITARIO:

LE PRECISAZIONI DEL GARANTE.

Recentemente, sulla base della premessa per cui il trattamento delle categorie particolari di dati può avvenire solo in caso di: interesse pubblico rilevante sulla base del diritto dell’Unione o degli Stati membri; interesse pubblico nel settore della sanità pubblica; finalità di medicina preventiva, diagnosi, assistenza o terapia sanitaria o sociale ovvero gestione dei sistemi e servizi sanitari o sociali (finalità di cura), il Garante per la Protezione dei Dati Personali è intervenuto fornendo interessanti chiarimenti riguardo il trattamento dei dati in ambito sanitario.

Nell’intervento vengono toccati e specificati i seguenti aspetti:

  1. Non è previsto il consenso al trattamento dei dati da parte dell’interessato se:
  • Il trattamento risulta essenziale al raggiungimento di una o più finalità predisposta per la cura della salute;
  • Il trattamento è realizzato da un professionista sanitario tenuto al segreto professionale, o da altra persona anch’essa tenuta alla riservatezza.

Al contrario, il consenso al trattamento dei dati dovrà essere richiesto per: la consultazione del Fascicolo Sanitario Elettronico, consegna del referto online, utilizzo app mediche, fidelizzazione della clientela, finalità promozionali o commerciali, finalità elettorali.

  1. I tempi di conservazione delle categorie particolari di dati in ambito sanitario, se non determinati da specifiche norme, sono definiti dal Titolare rispetto alla finalità del trattamento. Si ricorda che i tempi di conservazione dovranno essere specificati nelle informative.
  2. L’informativa deve essere: concisa, trasparente, intellegibile, facilmente accessibile e scritta in modo semplice e chiaro.
  3. Il trattamento realizzato da case di cura, residenze sanitarie assistenziali (RSA) e ospedali privati rientra nel concetto di “larga scala” per il quale è previsto obbligatoriamente la nomina del DPO (o RPD, Responsabile Protezione Dati) art. 39 del GDPR. La nomina del RPD costituisce una misura destinata a facilitare l’osservanza della disciplina per la protezione dei dati.
  4. Il Registro delle attività del Trattamento è uno strumento fondamentale per la gestione dei trattamenti e per l’individuazione di quelli maggiormente a rischio. L’obbligo di questo registro sussiste anche in ambito sanitario e perciò sono tenuti ad averlo e gestirlo anche: professionisti sanitari che agiscano in libera professione, i medici di medicina generale/pediatri di libera scelta, ospedali privati, le case di cura, le RSA e le aziende sanitarie appartenenti al SSN, le farmacie, le parafarmacie e le aziende ortopediche.

L’intervento del Garante, dunque, ha chiarito quelle ipotesi interpretative sino ad oggi presenti per quelle organizzazioni che quotidianamente trattano categorie particolari di dati in ambito sanitario.

 

Infine, a tutte le imprese, ricordiamo che a partire dal mese di maggio il Garante darà il via ai controlli, da parte degli enti preposti, sull’adeguamento al REG. 679/2016. A tal proposito si sono riscontrati alcuni aspetti maggiormente oggetto di controllo tra cui rientrano: la presenza del DPO (ove applicabile), l’aggiornamento del Registro del trattamento, le lettere di nomina ai responsabili e incaricati e la valutazione dei rischi.

Studio Amorini mette a disposizione risorse interne che, con competenza e professionalità, sono in grado di supportare le organizzazioni operanti in ambito sanitario ad ottemperare alla normativa ed alle richieste del Garante.

 

Per informazioni sulle caratteristiche del servizio proposto potete contattarci al numero 0364.538077 o all’indirizzo mail: info@studioamorini.it